Prima giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari

 

Indetta con decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell’Istruzione, e con il Ministro dell’Università e della Ricerca, la prima giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. Cinque Ordini delle professioni sanitarie e socio-sanitarie si confrontano sull’educazione e la prevenzione al fenomeno.

 

Reggio Emilia, 12 marzo 2022 – Si celebra oggi la prima giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, indetta con decreto del Ministro della Salute, di concerto con i Ministri dell’Istruzione e dell’Università e della Ricerca. Ogni 12 marzo, da oggi, verranno promosse attività di educazione e prevenzione nei confronti del fenomeno, che purtroppo continua a essere in crescita. Stando ai dati nazionali, ogni anno in Italia si contano migliaia di atti di aggressione ai danni dei lavoratori della sanità, con tassi di tipologie di aggressione che vanno dal 3,1 al 71% per quelle fisiche e dal 38% al 90% per quelle verbali. I numeri del fenomeno, però, sono ampiamente sottostimati. Le vittime delle aggressioni sono perlopiù donne. Nella provincia di Reggio Emilia, l’Azienda USL-IRCCS ha raccolto negli anni un numero crescente di segnalazioni dagli operatori: 79 nel 2019, 82 nel 2020, 129 nel 2021, con una prevalenza di segnalazioni a carico delle donne (68,8%). Mediamente, circa 2 segnalazioni su 3 provengono dagli ospedali, soprattutto dai Servizi di Pronto Soccorso e dal reparto psichiatrico di Diagnosi e cura, il restante terzo proviene da operatori impegnati in attività territoriali, prevalentemente in Servizi psichiatrici e SERT. Risulta preoccupante anche l’aumento delle segnalazioni di violenza fisica, più che raddoppiate nell’arco di due soli anni, arrivando a costituire nel 2021 un terzo di tutte le segnalazioni. Tali episodi hanno avuto importanti ripercussioni sulla salute fisica degli operatori, arrivando a causare nel 2020 un totale di 409 giorni di prognosi (con una media di 27 giorni per ciascun evento che abbia causato infortunio) e 322 nel 2021.

Nell’82% dei casi l’aggressione è stata perpetrata da pazienti o da loro familiari.

Cinque ordini professionali della Provincia di Reggio Emilia, Medici Chirurghi e Odontoiatri, Infermieri, Ostetriche, Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione e i Farmacisti, si sono riuniti a un tavolo insieme alla Direzione sanitaria dell’AUSL di Reggio Emilia e a Cittadinanzattiva per confrontarsi e avanzare proposte volte ad arginare il fenomeno.

«Il tema della violenza contro gli operatori sanitari e socio-sanitari ha purtroppo acquistato negli ultimi anni importanza crescente, come documentato in alcuni casi da episodi particolarmente gravi come omicidi o rapine, ma anche e soprattutto da innumerevoli situazioni di aggressione fisica, verbale, danneggiamento di beni materiali o minacce», osserva Pietro Ragni, Vicepresidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Reggio Emilia. Questa ricorrenza, sottolinea Annarella Lusvardi, Presidente della Professione Ostetrica della Provincia di Reggio Emila: «È uno dei punti d’arrivo e di partenza di un processo che ormai si ripresenta da diversi anni. Che la violenza sugli operatori sanitari sia diventato un problema di rilevanza sociale è un indicatore di trasformazioni profonde nel tessuto sociale e nella percezione che le persone hanno di sé soprattutto nella sfera legata ai diritti e doveri del cittadino. Ma esiste anche un altro aspetto che rivela un ulteriore cambiamento nel tessuto sociale: la stragrande maggioranza degli operatori sanitari sono donne».

Sensibilizzare la cittadinanza verso una cultura che eviti ogni forma di violenza, quindi, è quanto mai importante: “Pensa(ci) bene” è un invito a pensare meglio, perché così facendo si parlerà meglio e ci si comporterà meglio, oltreché a pensare meglio a chi sta offrendo servizio a chi si trova nella necessità di chiedere un’assistenza sanitaria.

Molti dei fenomeni di violenza, però, non vengono denunciati né segnalati. «È essenziale una maggiore informazione e formazione perché siano denunciate da tutti e in modo chiaro le azioni di ricatto e le aggressioni nell’ambiente di lavoro rispetto alla posizione e ai compiti svolti. È fondamentale far sapere alle persone cosa significa la violenza sui sanitari e far capire loro che ad assisterli non è il singolo operatore ma è un’équipe. Bisogna inoltre ricordare che gli atti di violenza possono ripercuotersi negativamente anche sulla qualità dell’assistenza offerta a tutti i cittadini. L’infermiere è un professionista alleato del cittadino, e tutto il Servizio sanitario deve impegnarsi perché questa alleanza possa esprimersi al meglio, per aumentare sicurezza e fiducia. È attraverso l’impegno comune di tutti gli attori della sanità e col supporto dei rappresentanti dei cittadini e degli organi di informazione che può migliorare l’approccio al problema e assicurare un ambiente di lavoro sicuro», afferma Maria Grazia Macchioni, Presidente delle Professioni Infermieristiche di Reggio Emilia.

Rendere l’ambiente di lavoro sicuro e fare sì che ognuno di noi faccia la propria parte affinché ci sia il maggior beneficio possibile nel dare e nel ricevere assistenza sanitaria è un dovere che spetta a ognuno di noi. «I farmacisti sono stati oggetto di diverse aggressioni nell’ultimo periodo», dice Alexan Alexianin, Presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Reggio Emilia, «questo fa vivere in uno stato di continua tensione e di malessere, che ricade su tutti: su chi sta offrendo un servizio e su chi lo sta ricevendo. La violenza non risolve i problemi, la rabbia non è il mezzo per arrivare all’obiettivo. Vorremmo che passasse il messaggio che il rispetto è un segno di attenzione verso l’altro, ma anche verso se stessi. È nel rispetto che si possono affrontare meglio i problemi».

Questa giornata, continua Massimiliano Contesini, Presidente dell’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Tecniche della Riabilitazione e Prevenzione di Modena e Reggio e Emilia, «Vuole condannare ogni forma di violenza, e quando si parla di violenza non si può non ricordare l’attuale conflitto Russia-Ucraina. Le 19 professioni afferenti all’Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie Tecniche della Riabilitazione e Prevenzione, lavorano ogni giorno ispirandosi al proprio codice deontologico e facendo riferimento a una base di valori comuni contenuti nella Costituzione Etica approvata il 7 luglio 2021, nel quale si riconosce la centralità della persona. È necessario promuovere una cultura della comunicazione e della informazione per recuperare il clima di fiducia della cittadinanza rispetto al lavoro di chi ogni giorno presta servizio per la salute».

 «La violenza va sempre condannata, a maggior ragione quando si rivolge a persone che nell’ambito del loro lavoro, aiutano altre persone a curarsi e a guarire. Non può esistere cura se l’approccio tra persone è violento. È dal rispetto reciproco che nasce una relazione che è alla base del percorso di cura. Il rispetto verso chi cura, il rispetto delle regole del luogo in cui si viene curati, il rispetto per il luogo sono i fondamenti di un vivere civile in cui ognuno ha diritti, ma anche doveri», rimarca Anna Baldini, segretario regionale Cittadinanzattiva Emilia Romagna. «Qualche anno fa abbiamo lanciato la campagna ‘Cura di coppia’ per non mandare in crisi il rapporto tra medico e paziente. Oggi quelle semplici regole potrebbero essere estese a tutte le professioni e a tutti gli ambiti. Potrebbe essere un primo passo per ristabilire una base di rispetto reciproco su cui costruire un percorso più articolato di riconoscimento dei ruoli per allontanare dal vivere civile ogni forma di violenza contro gli operatori sanitari».

La presenza del direttore Generale Cristina Marchesi testimonia il notevole impegno profuso negli ultimi anni dall’Azienda USL – IRCCS di Reggio Emilia per prevenire gli episodi di violenza, monitorarli attraverso una più puntuale segnalazione e per sostenere gli operatori che ne siano stati vittime.

Tutti gli Ordini, in collaborazione con le Istituzioni e con Cittadinanzattiva, si adopereranno per attivare iniziative volte a migliorare la situazione. «Sarà attivato un “percorso” di ascolto degli iscritti vittime di episodi di violenza, per fornire non solo la dovuta solidarietà professionale e umana, ma anche le indicazioni e le modalità di segnalazione e di denuncia alle Autorità competenti. Verrà messo a disposizione anche un percorso gratuito di alcune sedute con professionisti in grado di offrire un supporto psicologico. Infine, verrà attivata un’iniziativa formativa per gli iscritti interessati, per la gestione e la prevenzione degli episodi di violenza con tecniche di de-escalation», conclude Pietro Ragni a nome di tutti i partecipanti degli Ordini al tavolo della Prima Giornata Nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.

 

Rassegna Stampa_Reggio Emilia

 

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